Visualizzazione post con etichetta film. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta film. Mostra tutti i post

giovedì 20 marzo 2014

Voglia di cinema #14: Allacciate le cinture, di F. Ozpetek

Allacciate le cinture, di Ferzan Ozpetek, Italia 2013, Commedia (amara), 110 minuti
Andare al cinema  (il giorno del biglietto ridotto ovviamente) a vedere un film di cui chiunque ha parlato solo che male... Perché? Perché altrimenti non sarei io, banale.


Comincio il post ammettendo che sono uscita dalla sala con pensieri contrastanti, e la bellissima canzone "A mano a mano" del mio amato Rino Gaetano che ha concluso improvvisamente il film ha contribuito non poco.

Anche se non sempre essere confusi è un male, vuol dire che tutto sommato non ti è scivolato completamente addosso, e qualcosa sui cui riflettere c'è, il mio problema al riguardo è il fortissimo contrasto tra sentimenti positivi e negativi.
La protagonista indiscussa è Elena, la vediamo inizialmente giovanissima, bellissima, che con grinta e impulsività affronta la vita di una venticinquenne medio-borghese.
Come in ogni film di Ozpetek che si rispetti (o no) troviamo come dipinti una miriade di personaggi, colorati e chiassosi, forse esageratamente stereotipati,  che vanno a costituire una grande famiglia, tra cui il miglior amico gay, la migliore amica superficiale a livelli notevoli, la mamma gay e compagna con seri problemi di stabilità mentale ed emotiva, e infine lui, Antonio, l'amore della vita, che non potrebbe essere più lontano di così dai suoi ideali, passatemi il termine.
Dalla serie gli opposti si attraggono, niente di più scontato ma anche vero, pur non avendo nulla di nulla in comune loro si amano, e anche quando salteremo di tredici anni avanti nel tempo, e li troveremo accasati con i "banali" problemi, come soldi, lavoro, tradimenti, ancora si amano, solo che dovranno affrontare il dramma di una grave malattia per capirlo.
Le scene che mi hanno smosso qualcosa dentro, se così si può dire,  sono state giusto un paio, entrambe senza dialoghi, la prima la scena di una cena di cose non dette quasi a piangere e l'altra, verso la fine, la scena di una risata contagiosa, come solo quella tra amici che non hanno neanche bisogno di parlare può essere.

Effettivamente il problema più serio che ho riscontrato personalmente è tutto nei dialoghi, che per essere divertenti, o credere di esserlo, sono di una banalità grottesca, a tratti da far cadere le braccia, la scena in cui marito e moglie litigano per una multa è a dir poco penosa.
L'estetica e le tematiche (omossessuali, malattia..)  sono quelle del solito Ozpetek, non aspettatevi né più né meno. 
Ho apprezzato la scelta di tornare nuovamente indietro di quegli stessi tredici anni nell'ultima parte per spiegare dei passaggi non affrontati precedentemente, molto nostalgica, ma riporta il tono del film ad un livello meno drammatico, come infatti il film non vuole essere, o almeno non solo, e spiega bene la scelta del titolo del film: allacciate le cinture, che crescendo la vita può riservarvi dei brutti incidenti...
Le cinture sono le persone che amiamo ovviamente, tutte.
Non il migliore Ozpetek (forse che quello che aveva da dirci ce l'abbia già detto?), ma sicuramente ha fatto di peggio (Magnifica presenza).
E anche l'interpretazione di Francesco Arca (ex tronista) che tutti temevano, non è stata il male assoluto, non è che gli sia stata data la parte del protagonista dalle mille sfaccettature, per il ruolo del belloccio può andar bene, no?

venerdì 21 febbraio 2014

Voglia di cinema #13: Saving Mr Banks

Saving Mr Banks, di John Lee Hancock, commedia, 2013 Usa, 120 minuti

Aspettavo questo giorno da mesi, ricordo ancora la prima volta che ho visto il trailer al cinema, al primo accenno di musica i miei occhi che si sono illuminati, e subito mi sono segnata la data sul calendario.
E finalmente il momento è giunto: da ieri è in sala anche in Italia "Saving Mr Banks".
Ovvero quello che nessuno, o almeno io, sapeva sui retroscena del film classico per bambini, e per me che bambina non son più aimè, ovvero Mary Poppins.
Pamela Lyndon Travers, la scrittrice del celebre romanzo con protagonista la tata volante portata dal vento, vive  a Londra, in una tipica villetta a schiera, e mentre i soldi diventano sempre meno, il suo
editore insiste sempre più per farle accettare l'offerta di Walt Disney a cedergli i diritti per un film.
Ma Pam nella sua solitudine è troppo legata a Mary Poppins e ai Banks, li  considera la propriafamiglia, e l'idea che tutto quanto venga stravolto con effetti speciali e cartoni animati è insopportabile.
Per fortuna, messa alle strette, dopo ventanni di lusinghe, si mette in viaggio, attraversa l'oceano, sicura di trovare tutto quello che non approva, ovvero un mondo di illusioni per bambini, che poi non saranno preparati per i dolori della vita.
E invece, pur ponendo tutta la resistenza possibile, viene inaspettatamente coinvolta da quel mondo magico, al punto che lei stessa si spaventerà e alla prima scusa, farà i bagagli per tornare a casa.
Disney capisce che dietro alla chiusura di Pam si cela un dolore profondo, covato dall'infanzia, e che il libro in realtà è ispirato alla sua vita.
Da qui l'idea geniale del vecchio Walt di rincorrerla a Londra, parlarle col cuore del proprio rapporto col padre, e offrirle un finale diverso, per riscattare tutti i papà, e i ricordi legati a loro che ci fanno soffrire. La metafora dell'aquilone riparato non è altro il tentativo di riparare la nostra stessa infanzia, perché come dice Walt "E' questo che facciamo noi cantastorie, ristabiliamo l'ordine con l'immaginazione".
C'è bisogno che io stia qui a dirvi quanto ho pianto? Naaaaa
Non so se Mary Poppins sia ancora per i bambini di oggi quello che è stato per me ai tempi, dell'idea che la magia sia ovunque, anche nelle cose più banali, che tutto fosse possibile, sebbene con un'educazione alla disciplina, quindi non so quanto a un bambino possano interessare tutti i dettagli e il lavoro immenso che c'è stato dietro, però sono certa del fatto che senza un bagaglio di vita di qualche decennio anche di dolore, e a volte rimpianti, non lo si possa capire e apprezzare fino in fondo. 
E' chiaramente un film con un punto di vista adulto, che sviluppa e spiega quell'amarezza che in Mary Poppins ho sempre percepito, ma che da bambina non capivo da dove venisse. Ora sì!
Tom Hanks perfetto nella parte di Walt Disney, almeno come io me lo sono sempre immaginato, tranne che per i baffetti terribili, e Emma Thompson incarna Pamela Travers in maniera rigidamente inglese e snob, un po' la versione acida di Mary Poppins. Non conoscendo niente del suo reale personaggio non posso fare paragoni, ma sicuramente il suo carattere difficile è funzionale allo sviluppo della storia.
Il ritmo narrativo non è tra i più veloci, ma non ha importanza non essendo un film d'azione. A volte potrebbero risultare forse un pochino pesanti i continui flashback di Pam, pur essendo fondamentali per capire appieno il suo carattere e il parallelo della sua vita col libro da lei stessa scritto.
(E, detto tra ragazze, Colin Farrell non dispiace mai.)

Ho amato l'idea di farci vedere come siano nate le canzoni, del lavoro appassionato degli autori, e le scene reali del film nel film, durante la prima, mi hanno fatta sciogliere in fiumi di lacrime. Un vero omaggio.
Sconsigliato a chi ha sempre dato fastidio quel buonismo tipicamente Disney.
Veramente consigliato alle persone con cuore e imperdibile per gli appassionati di Mary Poppins.










giovedì 30 gennaio 2014

Voglia di cinema #11: Il capitale umano

Il capitale umano, di Paolo Virzì, thriller, Italia 2014, 109 minuti
"Il capitale umano è quello che valuta l’assicurazione per liquidare il danno subito nell’incidente."
Comincio dalla fine, perché è un po' quello che fa anche il film, che con una struttura circolare inizia il racconto con un cameriere di un catering che rimane vittima di un incidente stradale , e finisce proprio con lo stesso ricevimento della scuola da cui il cameriere si avvia poi verso casa.
Da qui torneremo indietro, per ben tre volte, ovvero dal punto di vista di tre protagonisti diversi, Dino
Ossola, Carla Brenaschi e Serena Ossola, figlia di Dino, le cui vite sono intrecciate tramite il rapporto tra i figli delle due famiglie, e ogni volta saranno aggiunti nuovi dettagli per arrivare infine al quarto e ultimo capitolo che ci svelerà la verità sull'accaduto.
Dino (Fabrizio Bentivoglio), che lavora nel campo immobiliare, è il personaggio più misero di tutta la storia, appena capisce con chi è fidanzata la figlia, è come se gli vedessimo il simbolo dei dollari al posto degli occhi. Coglie la palla al balzo e si indebita con la banca di appena 700.000 euri, pensando di poter diventare come i Brenaschi, magari con villa, piscina e campo da tennis. E ovviamente tutto alle spalle della sua compagnia (Valeria Golino) in dolce attesa di due gemelli.
E come spesso capita in queste faccende non fila tutto liscio.
Carla (Valeria Bruni Tedeschi), ex attrice di teatro, moglie ricca e annoiata di Giovanni, è invece il carattere più deprimente tra tutti, è rinchiusa nel suo mondo, in cima ad una collina, non ha mezzo stimolo che le faccia accendere un minimo di entusiasmo per la vita, fino a che non compra il teatro della città (con i soldi del maritino a cui si è venduta), ormai in rovina. Ma anche qui la vediamo arrendersi, ha troppa paura di vivere le sue passioni fino in fondo perché la sua vita è troppo comoda così com'è per andare a rovinarla, e appena Giovanni le dice, quasi per caso che non ci sono i soldi per questo suo nuovo hobby, si rintana nella sfarzosa dimora, troncando sul nascere una passione che avrebbe rischiato di farla sentire in un mondo reale.
Arriviamo a Serena (Matilde Gioli), unico personaggio positivo del film. E' giovane e bella, ma a differenza di suo padre Dino non sfrutta il suo piacere a Massimiliano per entrare nel bel mondo facile, e si innamora del ragazzo proletario dal tratto artistico. Non scappa mai davanti a nulla e ha coraggio da vendere, affrontando anche questioni palesemente più grandi di lei.

Ah se per caso non aveste sentito delle polemiche di una certa schiera di persone facenti parte di un particolare orientamento politico che non mi piace neanche considerare tale, l'ambientazione è il ricco Nord, i personaggi infatti hanno una forte cadenza lombarda nel parlato e sono molto stereotipati, forse troppo ma si capisce che è voluto, Virzì viene sempre dalla commedia, benché sempre impegnata, e ha marcato i caratteri per ridicolizzarli, ma non in quanto brianzoli, sarebbero infatti potuti essere abitanti di una qualunque città italiana e non solo (vedi il recente Blue Jasmine, con un simile intreccio di temi umani e finanziari). Oltretutto la località è immaginaria e la Brianza non viene mai nominata.  Cosa dovrebbero dire i siciliani di tutti i film a tema mafia?
Definire questo film non è semplice, sicuramente un thriller che tiene col fiato in sospeso, un po' commedia proprio per la caratterizzazione forte dei personaggi, e infine un po' dark, sia per i caratteri cupi e meschini dei protagonisti adulti ma anche per i colori usati per  ambientazioni e  costumi di scena.
Non saprei se c'è una morale nell'opera, sono uscita dalla sala colma di sensazioni molto negative (infatti se non siete in buona ve lo sconsiglio), forse se proprio vogliamo fare quelli che devono dare un significato a tutto, che viviamo in un mondo che gira intorno ai soldi e all'ipocrisia, dove i più "forti" (ricchi) in un qualche modo vanno avanti e gli altri rimangono fregati, che la crisi storica in cui viviamo è conseguenza di una crisi culturale ed etica.
Ma forse una speranza c'è, e sono i giovani a darcela.
E' un film che non mi sarei mai aspettata da Virzì e proprio per questo lo consiglio vivamente!

martedì 21 gennaio 2014

Voglia di cinema #10: The wolf of Wall Street

 The wolf of Wall Street, di Martin Scorsese, biografico (sul tragicomico), USA 2013, 180 minuti
Wolf-of-Wall-Street-recensione anteprima
Che film pazzesco! Mi è piaciuto (termine riduttivo) così tanto che non so da dove cominciare a scriverne, so di non essere in grado di renderne giustizia, ma ci provo.
Magari inzio dalla trama...
Il nostro protagonista Jordan Belfort (interpretato a dir poco magnificamente da Leonardo Di Caprio), cresciuto in una famiglia di ceto medio e fresco di matrimonio, arriva nello "sfavillante" mondo di Wall Street. Fa giusto in tempo ad imparare il mestiere e conseguire l'abilitazione di broker, che il lunedì nero fa chiudere i battenti a tutti.
Ma ormai è fatta, tutti gli insegnamenti del suo mentore sono suoi, ricomincia da capo
creando dal nulla la Stratton Oakmont con persone da lui personalmente addestrate, e torna in gara. Gli affari, sempre di dubbia moralità e legalità, cresceranno in modo esponenziale, e il mondo sarà suo. L'errore lo farà nel non accontentarsi, lo consuma letteralmente  il mondo, tra droghe, sesso e soldi, e non si fermerà neanche quando ne avrà la possibilità, con l'FBI alle calcagna. 
A tutte le azioni seguono delle conseguenze, e Jordan non farà eccezione.
Perdere tutto, soldi, famiglia, amici, gli servirà da lezione? Si può cancellare una vita di eccessi?



Il film riesce a mantenere un ritmo incalzante fino a quasi la fine,  con inquadrature e colonna sonora che ci coinvolgono perfettamente nel vortice che la vita di Jordan è diventata, anche negli aspetti grotteschi, e non ci si accorge quasi delle 3 ore di durata, se non forse verso l'ultima mezzora, quando la pacchia del lupo è finita, e tutto smette di essere una sfida continua e botte di adrenalina.

Prezioso il cameo di un'irriconoscibile Matthew McConaughey nei panni del mentore Mark Hanna, nei primissimi minuti, tanto che dispiace non ritrovarlo più.
In generale comunque tutto il cast (comprese le numerose donne nude) è innecepibile, anche la spalla del protagonista, Jonah Hill che interpreta l'amico e "compagno d'avventura" Donnie Azoff, non perde mai di credibilità e regge senza fatica, o almeno mi sembra, il livello di Leonardo Di Caprio.
A proposito, che dire a riguardo... Leonardo Di Caprio ormai è riconosciuto come valido attore da anni, dai critici e non, ma io devo ammettere di non avergli mai dato l'importanza che a vedere in questo film si merita appieno. Ho sempre pensato fosse limitato da un'apparenza un po' da perfettino, forse dovuta al visino, ma questa volta riesce a rendere perfettamente e senza dubbi la personalità di Jordan Belfort, imperiale come deve essere. La statuetta quest'anno se la meriterebbe proprio...

Concludo dando il merito a Scorsese, di aver dato un ritratto di un mondo come quello di Wall Street, negli anni '80, quindi fatto di apparenze come pochi altri, drammatico ma caricato nella giusta misura, risultando grottesco, ma senza mai dare giudizi, neanche nel finale.

Super consigliatissimo per  iniziare bene il 2014 cinematografico!

domenica 22 dicembre 2013

Voglia di cinema #9: Blue Jasmine, di Woody Allen

Blue Jasmine, di Woody Allen, commedia drammatica, 2013 USA, 98 minuti
 

Jasmine (il cui vero nome è Jeanette) è la nostra protagonista,  figlia adottiva e sorella non biologica di Ginger. Tra le due è Jasmine quella con i geni giusti, lei sa quello che vuole, e ambisce al massimo, molla il college all'ultimo anno per sposarsi con Hal, ricco uomo d'affari di ben 9 anni più di lei. Diventa ben presto reginetta della vita mondana newyorchese, organizza feste e si occupa di beneficenza. Fa finta di ignorare l'altro lato della medaglia, chiude gli occhi riguardo la provenienza dei soldi di Hal, che la ricopre di regali, e questo le basta.
Accetta ogni cosa pur mantenere tutto sotto controllo, fino alla fine, quando Hal si rivelerà essere un truffatore e finirà in carcere, dove si suiciderà.
La vita di Jasmin va in pezzi, e con essa anche la sua salute mentale (da qui il "Blue" del titolo). Per fortuna le rimane la sorella Ginger, che nonostante tutto le rimane sempre accanto e la accoglie nel suo modesto appartamento a San Francisco. Ma Jasmine non sembra voler cambiar atteggiamento nei confronti della vita, pensa di nascondere il proprio passato e ricominciare

domenica 8 dicembre 2013

My favourite Christmas' films



Con oggi, festa dell'Immacolata, il conto alla rovescia al giorno di festa per eccellenza ha inizio. C'è chi fa liste di regali da fare, liste della spesa per pranzi e cenoni, liste per addobbi vari, io invece ho la mia lista di film da vedere assolutamente, gli stessi tutti gli anni.


            






        







 


                     




Questi sono solo gli immancabili, e probabilmente me ne sarò anche dimenticata qualcuno...
I vostri quali sono? Suggerimenti?

venerdì 6 dicembre 2013

Voglia di cinema #8: La ragazza di fuoco

The Hunger Games: Catching Fire, di F. Lawrence, avventura, durata 146 min. , USA  2013


Finalmente ce l'ho fatta! Ho atteso più di un anno (dallo scorrere sullo schermo dei titoli di coda del primo capitolo della saga) che uscisse al cinema, e poi 7 giorni dall'uscita al cinema appunto (ho aspettato il giorno del biglietto a tariffa ridotta perché C'E' CRISI!!!!).  Poi finalmente è successo e sono molto contenta, perché le mie aspettative non sono state assolutamente deluse. Sì lo so lo so, sembra che stia parlando di chissà quale cosa...

Premetto che non ho letto i libri della Collins, e penso che a questo punto mi toccherà se non voglio aspettare Novembre 2015 per sapere come va a finire...  Però ho letto recensioni secondo le quali i film per ora sono stati all'altezza della versione letteraria.

Io dividerei il film in due parti, una che riprende i fili di dove c'eravamo lasciati, con Katniss e Peeta
che partono per il tour della Vittoria  tra i 12 distretti, e approfondisce in maniera direi piuttosto introspettiva i sentimenti dei protagonisti, e per questo il ritmo non è assolutamente incalzante come nel primo film, e a molti potrebbe sembrare un po' lentino, ma con la seconda parte ecco che arriva la velocità e quella sensazione di ansia, che l'edizione della memoria degli Hunger Games ci regala oserei dire in maniera generosa.
Ma capiamo subito, e a questo serve la prima parte, che il fulcro della narrazione non sono più gli Hunger Games,  ma bensì la scintilla di speranza che Katniss ha innescato tra tutti i distretti e più in alto ancora, e la ribellione che sta avendo inizio.
Comunque niente spoiler, se siete curiosi fiondatevi al cinema, è un po' lunghino, ma comunque tutta la seconda parte vola in un attimo.

Ho trovato molto interessante anche lo sviluppo del personaggio di Katniss, interpretato dalla stupenda Jennifer Lawrence che non sbaglia un colpo. Ovviamente la ritroviamo non poco traumatizzata, possiamo capirla dopo tutto quello che ha affrontato, e forse per questo si percepisce tutta la sua confusione, sia riguardo ai propri sentimenti, sia riguardo alla ribellione, tant'è che a un certo punto persino medita di fuggire.
Le rimane comunque tutta la forza che l'ha sempre caratterizzata, tant' è che nella coppia d'apparenza (o forse no) con Peeta, sembra quasi che abbiano i ruoli invertiti, più maschile lei e più femminile lui.

Azzeccatissimo anche Lenny Kravitz, due battute veramente contate, ma giustissimo nel ruolo di Cinna, lo stilista personale dei Games (io c'ho visto un po' Luca Tomassini a X Factor) e buon amico di Katniss.

Le scenografie magnifiche, tra paesaggi e ambientazioni futuristiche, sono tutte, e dico tutte di grande impatto e intense, ed è evidente il contrasto tra i colori scuri presenti nei distretti, a rappresentare la miseria, e i colori e costumi sgargianti di Capitol City, un po' alla Tim Burton.
Che altro? Sicuramente è un Blockbuster ma io sono rimasta molto contenta e aspetto già da ora il capitolo finale di questa saga che purtroppo per noi tutti è stata divisa in due parti, una uscirà a novembre 2014 e la super ultima a novembre 2015, almeno così ho saputo io.  Che dobbiamo farci?

mercoledì 6 novembre 2013

Voglia di cinema #5: Before Midnight

Before Midnight, diretto da Richard Linklater, Usa, 2013, 109 minuti. 



Finalmente insieme, niente più incontri casualmente fortunati. Dopo 20 anni, Jesse e Celine (rispettivamente Ethan Hawke e Julie Delpy), ora quarantenni, sono ufficialmente una coppia, con tanto di figliata gemellare.
Come nei film precedenti, Before sunrise e Before sunset, li vediamo in un frammento temporale limitato, una giornata di vacanza agli sgoccioli in Grecia. Quando prima sembrava che le loro strade si potessero unire, e così è stato finora, ora le vite di entrambi li pongono ad un bivio. Il figlio che Jesse ha avuto dalla precedente relazione, cresce senza un padre a Chicago (non esattamente comoda a Parigi dove invece vive lui), mentre Celine ha nuove prospettive lavorative, in cui crede e non vede l'ora di mettersi alla prova dopo aver cresciuto le gemelle, a sentir lei da sola.
Se nel primo film della trilogia immedesimarmi è stato naturale per l'età in cui l'ho visto e "vissuto", nel secondo ho provato un po' la delusione di chi si rincontra dopo anni, va tutto bene per carità, ma le aspettative erano assai alte. Ora finalmente la fine, che poi fine non è mai. Da quello che potrebbe essere a quello che è stato.
Il racconto degli ultimi 10 anni, che noi spettatori non conosciamo, ci viene proposto in pillole sparse, qua e là, tra una
passeggiata romantica ricordando i bei momenti, e tra discussioni e rinfacci di sacrifici di entrambi.

Io ancora non sono in quella fase della vita, però i meccanismi classici del litigio di coppia li ho riconosciuti, e dal di fuori è facile essere oggettivi.
Anche se non è bello da dirsi io mi sono riconosciuta molto nella caratterizzazione un po' isterica di lei. Grazie che te uomo riesci a mantenere la calma, quando è tutto sulle spalle mie!

Il ritmo del film prende il via verso metà, quando finalmente troviamo i protagonisti da soli a chiacchierare di qualunque argomento, un po' come ci avevano abituati in passato.
Tocca l' apice con l'inizio della discussione, anche perché finalmente ci viene permesso di capire come siano arrivati fin qui, la loro crescita e la loro vita.

Io mi sento di consigliare questo film a chi può interessare un film basato esclusivamente sui dialoghi e sui pensieri, che spesso ci regalano emozioni più intense di mille effetti speciali.
Ovviamente da vedere dopo Before sunrise (imperdibile) e Before sunset.

lunedì 21 ottobre 2013

Voglia di cinema #3: Gli anni felici

Gli anni felici, di Daniele Luchetti, Italia e Francia, 2013, commedia, 100 minuti.


Siamo a Roma in pieni anni '70. Sono gli anni dell' arte d'avanguardia e Guido (Kim Rossi Stuart), tra liti con la moglie  e le varie storielle, cerca di affermarsi in questo campo.
A sua volta Serena (Micaela Ramazzotti), moglie sempliciotta di famiglia borghese, non ne capisce niente di arte, e più si sente esclusa da questo pezzo di vita di Guido, più l'insicurezza la porta ad invadere questo spazio per lei off limit.
I figli, Dario (qualcosa mi dice che sia l'alter ego del regista) di 10 anni e Paolo di 5, assisteranno ai disastri dei genitori, i tradimenti, alle liti, ai tentativi di vivere ognuno i propri anni felici, senza far troppa attenzione a loro.


Noi viviamo tutto attraverso gli occhi del figlio Dario, la paura per la separazione dei genitori, la "liberazione" di sua madre, questa in particolar modo attraverso delle riprese con una super 8 in perfetto stile nostalgico.
Sono gli anni di piombo e delle bombe, del femminismo, del referendum sul divorzio, ma noi viviamo nel piccolo mondo filtrato dagli occhi di questo bimbo e la storia è esclusivamente quella della sua famiglia, di paure, insicurezze e solitudini.
E' un film anche che, anche se scontato nella rappresentazione sia di quegli anni che dei personaggi, e pure nella trama, risulta comunque piacevole, tiene allegria, a me per lo meno ha strappato più di una risata, merito delle interpretazioni sia di Kim Rossi Stuart che di Micaela Ramazzoti, attrice che secondo me incarna la fragilità con una spontaneità che poche altre attrici hanno.

domenica 13 ottobre 2013

Voglia di cinema #2 : Via Castellana Bandiera, di #EmmaDante


Via Castellana Bandiera, di Emma Dante, 2013, Italia, 94 minuti, drammatico.


Premetto che questo film, io non lo volevo vedere proprio, sì brava Emma Dante, ma tra le mie passioni non c'è quella del teatro. E poi avete visto il trailer? Tutto il film che si sviluppa in questa Via Castellana Bandiera... Magari un'altra volta, grazie. E invece mi sono ritrovata in una di quelle situazioni che si è in gruppo, tanto il martedì costa solo 3 euro... E alla fine mi son detta "E va bè".   E meno male. 

Abbiamo Rosa (Emma Dante) che accompagna Clara (Alba Rohrwacher), la sua compagna, ad un matrimonio di un amico comune a Palermo, sua città di origine, e per niente rimpianta.
Anzi tutta questa faccenda la infastidisce e innervosisce a tal punto che inizia una discussione importante con Clara, talmente importante che arriveranno alla conclusione che è meglio separarsi.
Rosa, ancora molto inquieta prende via Castellana Bandiera, strada senza senso di direzione e molto stretta.
In direzione contraria arriva Samira (Elena Cotta), che torna dal cimitero, dov'è sepolta la figlia, alla guida di una vecchia punto, con a fianco il genero e famiglia, e a qualche metro di distanza dalla propria casa.
Sono entrambe decise a mantenere ognuna la propria posizione, identiche per la loro natura testarda, senza un briciolo di compassione.  Sembrerà la scena di un film western, fatto di sguardi, e tutto diventa una dimostrazione di forza.

La loro ostinazione diventerà oggetto di spettacolo, motivo di risse, e qualcosa su cui puntare soldi per una scommessa, fino ad una tragica conclusione.
Via Castellana Bandiera non è solo una via, è un mondo fatto di tante vite, di tante storie. E alla fine si mostrerà molto più ampia di come non fosse apparsa inizialmente.
Un po' come chiunque di noi è molto di più di quello che appare. Spero.
Sono uscita dalla sala emozionatissima, nel senso che ho provato tutte le emozione possibili, non solo fatte di tristezza, ma anche di risate, di colori, di vita.
Sicuramente anche per merito delle magnifiche interpretazioni degli attori, prima tra tutti di Elena Cotta che interpreta Samira, senza bisogno di parlare neanche una sola volta. Lo sguardo esprime tutto da solo.
Brava Emma!


lunedì 23 settembre 2013

Voglia di cinema #1: #MoodIndigo - La schiuma dei giorni.

Mood Indigo - La schiuma dei giorni.  Francia, 2013, diretto da Michel Gondry. 125 min.
Mood Indigo - La schiuma dei giorni - Trama
Adattamento cinematografico del romanzo di Boris Vlan (1945), L’Écume des jours, è un'opera romantica, drammatica ma soprattutto surreale.
La trama è piuttosto semplice, il nostro protagonista Colin vive nel suo mondo beato senza l'ombra di un problema, fino al giorno in cui scopre che il suo migliore amico si è innamorato. Al che salta dalla sedia esclamando : "Pretendo di innamorarmi anch'io!". E così sarà. Conoscerà l'incantevole Chloe e i due dopo un primo appuntamento tra le nuvole si innamoreranno. Si sposeranno, ma non vivranno felici e contenti per sempre. Infatti Chloe si ammala, una ninfea le cresce in un polmone, e necessita di una cura molto costosa, infatti deve essere costantemente circondata da fiori freschi, così la ninfea nel suo polmone si seccherà.
Colin cade in malora, comincia ad accettare qualsiasi lavoro. E i colori svaniranno, il film assumerà i toni del bianco e nero.
Quello che colpisce del film sono appunto gli effetti, più che la trama. Gondry rende tangibili tutte le
emozioni, di tutti i protagonisti. Noi spettatori vediamo tutto con i loro occhi, e viviamo tutti gli stati d'animo che sono esternati all'ennesima potenza. La comunicazione è fondamentalmente visiva e di fortissimo impatto.Dall'appuntamento in cui li vediamo volare sopra la città su una nuvola, dal matrimonio dove li vediamo fluttuare uscendo dalla chiesa, ai primi segni di preoccupazione, col pavimento della pista di pattinaggio sul ghiaccio che crepa, e le pareti della stanza che si stringono fino a schiacciare il petto e togliere il respiro, o far invecchiare le persone, non solo ingrigendo i capelli ma facendo anche aumentare letteralmente l'età sul documento d'identità. Altro che effetti 3D.
Potrei andare avanti per ore, ma non mi pare il caso. Renderei noioso qualcosa che noioso non lo è per niente.
Ero appunto molto titubante nel scrivere questo post, perché io amo Gondry (Se mi lasci ti cancello, L'arte del sogno), e anche se in questa opera ha fatto sfoggio forse un po' troppo di effetti speciali (rigorosamente analogici) fini a sé stessi, finendo un po' per offuscare tutto il resto, rimane un film che consiglio a tutti, e avevo paura di scriverne perché non sono una critica cinematografica e rendere giustizia è difficile.
Sicuramente un'esperienza fuori dal comune. Vale tutti i soldi del biglietto del cinema , io forse ci torno pure perché è tutto talmente tanto che qualcosa sfugge.
Se l'hai visto ti prego di scrivere cosa ne pensi!